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F.Milizia. G.A.Antolini: Il rapporto teoria-rilievo-progetto

Arch. Francesco Maglioccola


 
 

PREMESSA


Non sembri azzardato indicare nel titolo del presente contributo i termini teoria, rilievo, progetto, quasi come se si trattasse di uníunica parola. In realtà questo é conseguenza dellíapplicazione della logica seguita quale quella di analizzare i singoli termini al fine di individuarne le connessioni che li tengono assieme, quelle connessioni che rendono labili i limiti storicamente istituiti tra essi.
Superando la definizione del termine teoria quale ìcomplesso di regole anche pratiche quando siano pensate come principi generali e si faccia astrazione da una quantità di condizioni che hanno tuttavia influenza necessaria sulla loro applicazioneî ; dando per scontato il valore del rilievo inteso quale strumento volto alla conoscenza dellíArchitettura ed elemento mediale tra cultura storico-architettonica e pratica professionale, oltre che, nel caso da noi esaminato, per il suo apporto teorico/didattico utilizzato nella stesura del trattato; interpretando il progetto quale ìÖ modo in cui vengono organizzati e fissati, in senso architettonico, gli elementi di un certo problema. Ö scelti, elaborati ed intenzionati, attraverso il processo della composizione, sino ad istituire fra essi nuove relazioni il cui senso generale (strutturale) appartiene, alla fine, alla cosa architettonica, alla nuova cosa che noi abbiamo costruito per mezzo del progettoî , sinteticamente si punta a ritrovare le regole che sovraintendono all'univocità dei termini sia dal punto di vista delle singole relazioni istituite tra teoria e rilievo, tra teoria e progetto, e tra rilievo e progetto, sia complessivamente.
Eí fuor di dubbio la fondatezza di affermazioni inerenti líunicità dei termini rilievo e progetto. Valga per tutte líaffermazione di J.Guillerme  quando sottolinea come ogni atto figurativo, compresi il rilievo e la copia, sia un atto di progettazione. Allo stesso modo é sicuramente facile ritrovare indicazioni sulla stretta relazione tra teoria e rilievo, e tra teoria e progetto.
Detto ciò, in questo contributo, innanzi tutto, si è voluto raggiungere l'obiettivo principale che si rifà all'ipotesi che un modo di analizzare l'architettura possa prendere in esame anche uno solo dei suoi molteplici aspetti, ed essendo uno di questi - e forse uno dei primi - la composizione - nel suo significato primario di confronto - collazione, in virtù di questa vengono analizzati i tre termini indicati, al fine di leggere come siano stabiliti i legami e le giunture tra loro ed al loro interno.
Tra tutta la serie dei metodi e dei procedimenti ipotizzabili per caratterizzare la pluralità delle relazioni è stato scelto quello della verifica compiuta su di una esemplificazione di carattere teorico e su di una indirizzata alla pratica operativa. La struttura compositiva del lavoro parte così contemporaneamente da un lato dallíanalisi della sostanza delle idee - di qui líapporto delle teorie di Francesco Milizia - e dallíaltro dalla verifica di queste attraverso le proposte progettuali con la loro pratica attuabilità, di qui líapporto della pratica operativa di Giovanni Antonio Antolini.
Ancora, riferendosi alle strutture compositive classiche di opere artistiche, - quali quelle musicali, drammatiche, pittoriche, ecc. - in cui un ruolo fondamentale é svolto dal motivo del confronto evidenziato attraverso il continuo scontro tra elementi antagonisti, legati dallíunità del conflitto -, si é analizzato come si andassero sviluppando le relazioni tra teoria, rilievo e progetto in un momento in cui erano in discussione le certezze storiche, e nasceva una vera e propria ricerca di supremazia tra il passato remoto e quello recente.
Così, la teoria architettonica e il progetto neoclassici diventano protagonisti del confronto che si instaura con la cultura barocca. Si tratta di principî progressivi contro principî superati e retrogradi, che attraverso il rilievo ritrovano il punto di incontro nel continuo intrecciarsi dei loro percorsi. É in questo ultimo che si riflettono le possibilità di far emergere nuove riflessioni, basate sul rispetto delle regole e sulle leggi dettate dai compiti che ci si pone.
Se dunque, nellíesecuzione dellíopera, si seguono le regole derivanti dalle leggi generali, verificandole nella realtà analizzata, ci si può tutelare dalla possibile caduta formalistica. Partendo da tale traccia, sia nel testo che negli elaborati grafici complementari ad esso, si è voluto esprimere le riflessioni emerse, seguendo una metodologia rigorosa, manifestando la volontà di avvicinarsi alla ricerca contemporaneamente con una perizia tecnica e con spunti critici che non dessero adito ad ipotesi affrettate. In conclusione si può affermare che si é affrontato lo svolgimento della presente ricerca con la consapevolezza che ìÖ chiunque saprebbe vedere. Ma non si sa che quanto si é imparato, e si impara a misura che si osserva, e si osserva a misura del bisogno che si ha di osservare. Chi serve il bisogni di istruirsi col diletto della vista, assumerà, imparerà, e saprà vedere e giudicare la produzione delle belle arti del disegno. Ma ricordiamoci sempre che non sappiamo che quello che abbiamo imparatoî .


2. Kant, riportato in De Fusco R., Il codice dell'architettura. Antologia di trattatisti. Napoli
3. Gregotti V., Il territorio dellíArchitettura, Milano 1966
4. Guillerme J., La figuration graphiqua en architecture, trad. ital. La figurazione in architettura, Franco Angeli Ed., Milano 1982, p.26
5. Milizia F., Principi di architettura civile, Finale 1781